Tornate a me (Zaccaria 1:3)

Tu dirai loro: Così parla il Signore degli eserciti: "Tornate a me", dice il Signore degli eserciti, "e io tornerò a voi", dice il Signore degli eserciti.


Introduzione:

Zaccaria visse nel sesto secolo a.C. ed fu uno dei profeti minori che esercitò il ministerio nel periodo successivo alla deportazione a Babilonia. Si ritiene che egli fosse in tenera età quando nel 538 a.C. Ciro, re di Persia, concesse ai Giudei di tornare in patria ordinando loro la ricostruzione del Tempio, la quale iniziò subito dopo l'arrivo dei reduci (II Cron. 36:22-23, Esdra 1:1-4).

Durante il primo anno i Giudei riedificarono l'altare mentre l'anno successivo fu compiuto il restauro delle fondamenta. A questo punto però sorsero delle difficoltà in quanto i samaritani intralciarono i lavori, per cui l'opera fu interrotta ed il popolo iniziò a dedicare tempo alla ricostruzione delle loro case e alla coltivazione dei terreni.

I lavori del tempio rimasero fermi per un periodo di circa 16 anni, al termine dei quali Zaccaria iniziò il suo ministerio di profeta con questo invito al ravvedimento. Era il secondo anno di Dario, data che corrisponde al 520 a.C.



TORNATE A ME: UN INVITO


1. Un invito chiaro ed esplicito

Il Signore si rivolge al popolo con delle parole molto semplici, alla portata di tutti. Dai più giovani ai più anziani, tutti erano in grado di capire il significato di quelle parole. Nessuno aveva il diritto di poter dire di non avere capito, nessuno poteva fraintendere quel messaggio, perché Dio parla in modo chiaro ed esplicito.

Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: "Chi salirà per noi nel cielo e ce lo recherà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?" Non è di là dal mare, perché tu dica: "Chi passerà per noi di là dal mare e ce lo recherà e ce lo farà udire perché lo mettiamo in pratica?" Invece questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. (Deuteronomio 30:11-14)


2. Un invito universale

Zaccaria viene invitato a rivolgere questo messaggio ai padri, ma questo non sta a significare che l'invito fosse esclusivamente per loro. I padri erano coloro che si trovavano in prima linea ed in una certa misura erano responsabili della condizione di Gerusalemme; perciò l'invito di Dio è indirizzato innanzitutto a loro. Tramite i capifamiglia questo invito avrebbe raggiunto ogni casa ed ogni cittadino di Gerusalemme, e tutta la nazione unita, di un solo cuore, doveva disporsi a tornare all'Eterno.


3. Un invito attuale


Il termine "tornate" è un verbo coniugato al presente, ciò dimostra che l'invito rivolto dal Signore al popolo era per quel preciso momento. Il Signore dice chiaramente al suo popolo che dopo 16 anni che erano tornati alla loro città era giunto il momento di tornare anche al loro Dio.



TORNATE A ME: UNA NECESSITÀ

1. A causa del peccato che ci separa


Probabilmente i padri ai quali il profeta si rivolge, erano coloro che si davano premura per le proprie case mentre il tempio dell'Eterno era in rovina (Ag. 1:9). Infatti circa due mesi prima, il primo giorno del sesto mese, per mezzo del profeta Aggeo, il Signore aveva già richiamato il popolo alla riflessione (Aggeo 1:1-11), ed essi si erano disposti a ricostruire il tempio. Avevano iniziato a lavorare per il Signore, ma come i loro antenati, non avevano però abbandonato le loro vie malvagie: c'era ancora il peccato che li separava! Erano tornati al servizio di Dio ma non erano ancora tornati al loro Dio

Ma son le vostre iniquità quelle che han posto una barriera fra voi e il vostro Dio; sono i vostri peccati quelli che han fatto sì ch'egli nasconda la sua faccia da voi, per non darvi più ascolto.(Isaia 59:2)


2. A causa della testardaggine che ci impedisce

Il Signore aveva richiamato a più riprese le generazioni precedenti affinché esse abbandonassero il peccato e tornassero a Lui, ma "essi non diedero ascolto e non prestarono attenzione" (v. 4). Molte volte il non volere ascoltare è soltanto il sintomo di un male più profondo e lacerante: la mancanza di umiltà. Essa provoca quel velo di autosufficienza che una volta entrato nel cuore dell'uomo, diventerà un grave impedimento per il conseguimento delle mete spirituali. È perciò importante che la vita del credente rivesta quell'attitudine di completa dipendenza dal Signore, affinché Egli solo sia la guida costante e sicura in ogni circostanza della vita.


3. A causa delle emozioni che ci confondono


Quando Giuseppe e Maria tornarono da Gerusalemme dopo la festa della Pasqua (Luca 2:41-45): camminarono gioiosi nella folla senza rendersi conto che Gesù non era con loro. Se il peccato e la testardaggine possono essere racchiusi in quei mali lampanti e visibili, l'emozione è invece una di quelle radici sottili e velenose che penetrano lentamente nel terreno, senza che il proprietario se ne accorga. Le emozioni sono giunte a governare la società odierna: si cerca ciò che piace, ciò che diverte, ciò che apparentemente appaga i sentimenti dell'uomo, e tutto questo va a scapito di quello che è buono e fa del bene. In un'epoca in cui sorgono religioni, sette e filosofie che fanno leva sui sentimenti delle persone, è sempre più importante che il vero cristiano ricorra a Cristo Gesù per non essere confuso.



TORNATE A ME: UNA BENEDIZIONE

Le parole che il Signore rivolge al suo popolo per mezzo del profeta, oltre ad essere un invito ed una necessità, racchiudono in sé anche una grande benedizione. A distanza di un mese dalla profezia, l'Eterno si rivolgerà nuovamente al popolo dicendo "da questo giorno vi benedirò" (Aggeo 2:19). Nel progetto originale di Dio la benedizione era la condizione naturale dell'uomo e del creato, ma a causa del peccato l'uomo ha perduto questo stato di grazia dinanzi a Lui ed ora la benedizione può essere intesa come l'incontro tra l'uomo ed il suo Dio, che si concretizza nell'edificazione dell'individuo. Le benedizioni di Dio non si meritano, non si conquistano e neppure possono essere fabbricate, ma sono un privilegio che può essere ottenuto unicamente per mezzo della fede in Cristo Gesù.
Il ventiquattresimo giorno dell'undicesimo mese, per mezzo dello stesso Zaccaria, il Signore si rivolse nuovamente al suo popolo concedendo delle promesse di benedizione.
1. La benedizione della comunione: "Io mi rivolgo di nuovo a Gerusalemme"
2. La benedizione della compassione: "… con compassione"
3. La benedizione della prosperità: "la mia casa sarà ricostruita, le mie città traboccheranno ancora di beni"
4. La benedizione della consolazione: "il Signore consolerà ancora Sion e sceglierà ancora Gerusalemme".



CONCLUSIONI:

Il popolo necessitava qualcuno che spronasse ad un risveglio per riedificare il Tempio. Questo fu l'arduo compito di due profeti: Aggeo, che diede la spinta per costruire le fondamenta, e Zaccaria che incoraggiò al completamento dell'opera con un messaggio di speranze e promesse, in una situazione che difficilmente avrebbe potuto essere peggiore. Ancora oggi il Signore è alla ricerca di uomini e donne che siano disposti a dare tutto sé stessi a Lui, affinché l'Evangelo che è giunto fino a noi possa continuare a brillare fino al ritorno di Cristo Gesù il Signore. Possa Iddio trovare in noi un popolo disposto a tornare a Lui, poiché soltanto se ci svegliamo dal sonno e torniamo a Lui, la benedizione continuerà.