|
Quale significato hanno per voi il battesimo in acqua e la Santa Cena? Il Battesimo in acqua: La Bibbia presenta chiaramente il battesimo come l'atto che segue il proprio ravvedimento e con il quale si testimonia la propria decisione di seguire in Cristo: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato". (Marco 16.16), "E Pietro a loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo" (Atti 2:38). Il battesimo non è dunque un semplice atto liturgico ma
è qualcosa di molto più serio perché attraverso di esso dimostriamo la
nostra volontà di essere cristiani. Col battesimo in acqua noi prendiamo
la decisione di far morire il nostro vecchio uomo per iniziare una nuova
vita in Cristo: "Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo
nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante
la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita."
(Romani 6:4). La critica al battesimo ai neonati non è solo di carattere formale, ma anche di sostanza perché se si elimina la necessità di essere convertiti prima di battezzarsi si svuota il battesimo di tutto il suo significato e lo si fa diventare semplicemente come un gesto rituale fatto a neonati inconsapevoli. E' fondamentale capire che cristiani non si nasce, ma si diventa e che se vogliamo divenire figliuoli di Dio siamo chiamati ad un certo punto a prendere una decisione chiara se servire il Signore oppure rigettarlo. Se invece ci si battezza da neonati si finisce col credere di essere già a posto dinanzi a Dio, senza aver mai sentito la necessità di fare un passo di fede individuale quale è il battesimo in acqua. Ecco quindi in breve il nostro pensiero: Purtroppo a volte si ha l'impressione che alcuni pensino che l'acqua battesimale abbia quasi dei poteri magici, mentre il battesimo non vale nulla agli occhi di Dio se chi viene battezzato non ha preso una vera decisione di servirlo.
La Santa Cena: Poiché durante l'Ultima Cena Gesù disse chiaramente a proposito del pane "questo è il mio corpo" e a proposito del vino "questo è il mio sangue" (Matteo 26:26-28) molti cattolici si domandano per quale ragione noi evangelici non crediamo che nella celebrazione dell'eucaristia vi sia la reale presenza del corpo e del sangue di Cristo. Per rispondere a questa domanda bisogna considerare che nella Parola di Dio l'uso del verbo "essere" è stato utilizzato in diverse occasioni con una funzione simbolica: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo." (Giovanni 15:1), "Perciò Gesù di nuovo disse loro: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore" (Giovanni 10:7); "Bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo." (1 Corinzi 10:4). Ovviamente dopo aver letto questi versetti nessuno penserebbe di attribuire in questi casi al verbo essere una funzione reale, ma appare chiaro che Gesù simboleggi la vite, la porta delle pecore e la roccia. A questo punto per chiarire il senso reale della Santa Cena istituita dal Signore occorre cercare di approfondire ciò che dice la Parola di Dio. Attraverso la Santa Cena viene ripetuto fisicamente il sacrificio di Cristo? La Bibbia nega assolutamente questa teoria ricordandoci che il sacrificio di Cristo compiuto duemila anni fa fu perfetto e fu fatto una volta per sempre, a differenza dei sacrifici dell'Antico Testamento i quali andavano ripetuti continuamente visto che essi potevano solamente coprire il peccato: "Non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio. Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza". (Ebrei 9:25-28), "Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto sé stesso." (Ebrei 7:26-27); "Sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio." (Romani 6:9-10). E' giusto che i cristiani celebrino la Santa Cena? Sì è
molto importante che i cristiani celebrino la Santa Cena in quanto questo
comandamento è stato istituito da Gesù Cristo e serve a ricordarci quale
enorme prezzo il Signore ha pagato per espiare i nostri peccati. In questo caso Paolo rimproverò duramente i Corinzi perché avevano confuso la Santa Cena con un pasto comune. Essa ha invece un valore spirituale altissimo, essendo la commemorazione del sacrificio di Cristo sulla croce. E' per questa ragione che dobbiamo riceverla con uno spirito consapevole dell'importanza di questo atto ed è necessario che prima di accostarci ad essa esaminiamo noi stessi e la nostra condotta di vita. In questo capitolo viene inoltre sottolineato il valore simbolico di questo atto dal momento che si dice: "Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice (non si parla dunque di carne e sangue reali ma di pane e vino che li simboleggiano), voi annunciate (e non dice ripetete) la morte del Signore, finché egli venga". Quale valore dobbiamo dunque attribuire al pane e al vino? Il pane e il vino hanno un valore simbolico e la Santa Cena ha un valore commemorativo, così come confermato dalle parole di Gesù: "Fate questo in memoria di me". Il fatto che essa sia una commemorazione non significa però che debba essere presa alla leggera, perché anche gli ebrei commemoravano con grande solennità la celebrazione dell'uscita dall'Egitto attraverso la Pasqua, la quale prefigurava il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà in Cristo (Esodo 12:26). Il dogma della transustanziazione, ossia quel processo secondo cui nell'ostia vi siano fisicamente il corpo e il sangue di Cristo, non nacque coi primi cristiani ma fu sancito ben dodici secoli dopo la crocifissione del Signore ed oltre a ciò bisogna aggiungere che l'uso dell'ostia era sconosciuto ai primi cristiani, i quali usavano per commemorare la Santa Cena il pane (che veniva spezzato) e il vino (che veniva distribuito a tutti e non solo a chi presiedeva il culto) così come insegnato da Gesù Cristo. A sostegno del dogma cattolico viene spesso utilizzato il
capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Un'attenta lettura dell'intero brano
però ci aiuta a capire che il senso delle parole del Signore è ben diverso
da quello dell'eucaristia cattolica: "Ma io ve l'ho detto: "Voi mi avete visto, eppure non
credete!" Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene
a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare
la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la
volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli
che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. Poiché questa
è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in
lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno". Perciò
i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: "Io sono il pane che è
disceso dal cielo". Dicevano: "Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe,
del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: "Io sono
disceso dal cielo?". Gesù rispose loro: "Non mormorate tra di voi. Nessuno
può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo
risusciterò nell'ultimo giorno. È scritto nei profeti: "Saranno tutti
istruiti da Dio". Ogni uomo che ha udito il Padre e ha imparato da lui,
viene a me. Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio;
egli ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede in me
ha vita eterna. Io sono il pane della vita" (Giovanni 6:36-47). "I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono.
Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo
pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò]
per la vita del mondo" (Giovanni 6:48-51). I Giudei ovviamente non compresero il senso di queste sue parole e si chiesero cosa volesse dire, perché sapevano benissimo che nutrirsi di sangue (tanto più umano) era fermamente condannato dalla Legge di Mosé (e anche nel Nuovo Testamento, nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli, si ripete che non ci si può nutrire di sangue). Ma Gesù ripete che Egli è il vero cibo di ogni credente ed infatti noi tutti possiamo testimoniare che solo quando siamo in comunione con il Signore possiamo sentire quel senso di gioia totale e di pace che ci sazia totalmente.
|