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Come sarà il Paradiso?
La Bibbia non dà una descrizione molto dettagliata di come sarà il Paradiso
(anche perché è talmente bello che la nostra mente umana non è in grado
di capirlo appieno), ma da quello che vi è scritto possiamo dire che saremo
alla presenza di Dio e che non vi saranno più né ingiustizie, né sofferenze
e neppure tristezza.
I due capitoli finali della Parola di Dio (Apocalisse 21 e 22) sono quelli
che descrivono più dettagliatamente come sarà il luogo preparato dal Signore
per tutti i salvati: "Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli
abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro
e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non
ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose
di prima sono passate…. Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore,
Dio onnipotente, e l'Agnello (ossia Gesù) sono il suo tempio. La città
non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di
Dio la illumina, e l'Agnello è la sua lampada. Di giorno le sue porte
non saranno mai chiuse (la notte non vi sarà più); e in lei si porterà
la gloria e l'onore delle nazioni. Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della
vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello.
In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero
della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni
mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. Non
ci sarà più nulla di maledetto. Non ci sarà più notte; non avranno bisogno
di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli."
Anche i nostri corpi saranno trasformati e non saranno più "corruttibili"
come quelli attuali. Ciò significa che molti impedimenti, molti dolori
causati dal nostro corpo non esisteranno più: "Così è pure della risurrezione
dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile"
(1 Corinzi 15:42).
Riguardo al paradiso bisogna però chiarire un equivoco di fondo. Infatti
vi è la tendenza a credere che i buoni vanno in paradiso mentre i cattivi
vanno all'inferno. Se fosse realmente così il paradiso sarebbe però disabitato
perché se siamo onesti dobbiamo riconoscere che tutti siamo dei peccatori,
ossia tutti quanti abbiamo trasgredito più volte alla Legge di Dio.
Diversi capitoli della Bibbia sottolineano come la nostra bontà individuale
non potrà mai essere sufficiente a meritare la salvezza: "perché mediante
le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti
la legge dà soltanto la conoscenza del peccato". (Romani 3:20), "Chiunque
infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si
rende colpevole su tutti i punti" (Giacomo 3:10). Leggendo questi
versetti la situazione sembrerebbe disperata, ma dobbiamo ringraziare
Dio che nella Sua misericordia ha fatto pagare i nostri peccati al Suo
Figlio Gesù e perciò se noi lo vogliamo possiamo ricevere questo dono
mediante la fede: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante
la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere
affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8-9).
Il caso del ladrone (che sicuramente non ebbe una vita esemplare) morto
sulla croce vicino a Gesù è l'esempio di come Dio è pronto a perdonare
tutti coloro che si pentono e si ravvedono sinceramente: "E (il ladrone)
diceva: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!" Gesù gli
disse: "Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso"
(Luca 23:43). Quando ci si converte al Signore avviene in noi una trasformazione
che ci permette di crescere progressivamente giorno per giorno ma anche
in questo caso non possiamo dire che diventiamo perfetti.
Può esistere realmente l'inferno se Dio è buono e misericordioso?
Per rispondere a questa domanda occorre partire dal presupposto che Dio
ci ha creati totalmente liberi, si è manifestato in molti modi nelle nostre
vite e ci parla attraverso la Sua Parola; ora però tocca ad ognuno di
noi scegliere se vogliamo essere Suoi figliuoli o se vogliamo rigettarlo
come Padre. Se noi coscientemente rigettiamo la salvezza che il Signore
ci offre gratuitamente, automaticamente rigettiamo il diritto che Egli
ci concede di diventare Suoi figlioli e pertanto creiamo una netta separazione
tra noi e Dio.
L'esistenza dell'inferno è confermata da moltissimi versetti:
"Questi se ne andranno a punizione eterna" (Matteo 25:46); "Figlio
ricordati che nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente
ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato"
(Luca 16:25); "Salvateli, strappandoli dal fuoco... (Giuda v. 23);
"Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci
sarà pianto e stridore di denti" (Matteo 8:28); "E se qualcuno
non fu trovato nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco"
(Apocalisse 20:15).
L'impressione è comunque che la sofferenza maggiore dei condannati all'inferno
sarà quella di rimanere separati da Dio per l'eternità e di non aver accettato
il Signore fintanto che erano in tempo: "Che gioverà a un uomo se,
dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? O che darà
l'uomo in cambio dell'anima sua?" (Matteo 16:26).
Allo stesso modo anche per i condannati vi saranno diversità di grado
per le punizioni che subiranno: "Quel servo che ha conosciuto la volontà
del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua
volontà, riceverà molte percosse; ma colui che non l'ha conosciuta e ha
fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato,
molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà."
(Luca 12:47-48). La Parola di Dio ci insegna che gli uomini che si troveranno
all'inferno saranno comunque coscienti e consapevoli di ciò che sta accadendo
e, sebbene non sappiamo esattamente definire come saranno le sofferenze,
possiamo però dire che vi sarà grande tristezza e angoscia.
La Bibbia parla dell'esistenza del purgatorio?
La Chiesa Cattolica Romana dice che esiste un terzo luogo, il purgatorio,
dove i peccatori passeranno un periodo nel quale espieranno le proprie
colpe prima di andare in paradiso.
Noi evangelici rigettiamo totalmente questa teoria in quanto la Bibbia
non parla mai di questo luogo, ma anzi presenta due sole possibili destinazioni
per i defunti: "E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli
separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri;
e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.... Questi
se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna". (Matteo
25:32,33,46).
I primi cristiani credevano che dopo la morte vi sarebbero state due
sole destinazioni possibili: l'inferno e il paradiso, anche perché la
Bibbia non ha mai parlato di altri luoghi possibili. Evidentemente però
questa idea parve ad alcuni troppo radicale e qualcuno pensò di "umanizzare"
il pensiero di Dio creando una sorta di via di mezzo.
Cosa dice esattamente la dottrina del purgatorio?
- In Purgatorio, le anime dei giusti saldano il loro debito nei confronti
della Giustizia divina subendo pene purificatrici molto dolorose. La purificazione
del Purgatorio non verte sulla colpa, ma sulla pena. Se il perdono divino
concesso all'anima pentita cancella la colpa, non fa sparire altresì la
pena, e per mezzo dell'espiazione l'uomo ripara al disordine causato dai
suoi peccati. Quaggiù, l'anima subisce la pena sotto la forma di una penitenza
volontaria e meritoria; nell'altro mondo, sotto la forma di una purificazione
obbligatoria.
- Le pene del Purgatorio non sono le stesse per tutte le anime. Esse
variano, quanto alla loro durata e alla loro intensità, e dipendono dalla
colpevolezza di ciascuno. In Purgatorio regna una gran pace, e anche una
certa gioia, perché le anime hanno la certezza della loro salvezza e vedono
la loro pena come un mezzo per glorificare la Santità di Dio e giungere
alla visione beatifica.
- La Chiesa della terra può soccorrere, con i suoi suffragi, perché uno
stesso amore le unisce nel Cristo. Queste opere espiano la pena delle
anime del Purgatorio offrendo per loro una compensazione; La messa è l'aiuto
più efficace che la Chiesa della terra può fornire all'anima che si purifica.
L'elemosina, la preghiera, come tutte le forme di sacrificio sono egualmente
un mezzo per aiutare le anime dei sofferenti.
- Il purgatorio avrà fine con Giudizio universale, dato che tutte le
anime destinate alla Gloria avranno soddisfatto, in una maniera o nell'altra,
alla Giustizia divina.
L'appiglio biblico utilizzato per giustificare tale teoria si trova in
Maccabei 12:43-45: "Perciò tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto
giudice che rende palesi le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando
che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò
tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con
i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta
una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le
inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo
così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione.
Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati,
sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava
la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte
con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò
egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero
assolti dal peccato". Questo brano biblico giustificherebbe l'idea
che sia giusto pregare per i defunti e di conseguenza confermerebbe la
dottrina del purgatorio.
Su questi versetti occorre però specificare che il libro dei Maccabei
rientra in quelli definiti deuterocanonici, cioè quei libri che furono
aggiunti al canone biblico dell'Antico Testamento dalla Chiesa Cattolica
ai tempi della Controriforma, ossia decine di secoli dopo essere stati
scritti. Inoltre vi è da aggiungere che se davvero vi fosse un purgatorio
sicuramente gli altri autori del Vecchio e del Nuovo Testamento ne avrebbero
parlato diffusamente, mentre in realtà si parla sempre e solamente di
salvezza eterna e di condanna eterna.
Un altro versetto usato come sostegno della dottrina del purgatorio si
trova in Luca 12:47: "Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo
padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà,
riceverà molte percosse". Con questi versetti però Gesù afferma semplicemente
che così come in cielo vi saranno diversi gradi di beatitudini, allo stesso
modo nell'inferno vi saranno diversi gradi di condanna.
L'ultimo brano biblico che dovrebbe dimostrare l'esistenza del purgatorio
si trova in 1 Corinzi 3:13-15: "L'opera di ognuno sarà messa in luce;
perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà
come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera
che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa;
se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo;
però come attraverso il fuoco. Se l'opera sua sarà arsa, egli ne avrà
il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco".
Usare questi versetti come dimostrazione dell'esistenza del purgatorio
è improprio per i seguenti motivi: 1) Paolo parla di un fuoco che ha come
scopo quello di rivelare la natura delle nostre opere e non ha nessuna
funzione purificatrice come invece dovrebbe essere quello del purgatorio;
2) Questo fuoco verrà acceso solo nel momento dell'apparizione di Cristo
all'ultimo giorno e non si tratta dunque di un fuoco eterno che arde anche
prima del giudizio; 3) Secondo la dottrina cattolica, soltanto i cristiani
imperfetti passeranno per il purgatorio, mentre qui Paolo parla di un
fuoco che deve provare le opere di tutti i cristiani; 4) E' importante
notare che la salvezza di quello che viene definito come operaio infedele
avrà luogo non mediante quel fuoco, ma malgrado quel fuoco che consuma
l'opera sua.
La dottrina del Purgatorio è comunque ben presente nel mondo cattolico,
tanto è vero che ancora ai giorni nostri vengono fatte le cosiddette "messe
di suffragio", le quali tramite preghiere ed elemosine avrebbero il potere
di abbreviare la permanenza in purgatorio di un caro defunto.
In conclusione possiamo affermare che i nostri peccati sono già stati
espiati una volta per tutte con il sacrificio perfetto compiuto da Gesù
sulla croce duemila anni fa: "Tanto più dunque, essendo ora giustificati
per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira." (Romani
5:9); "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo
Gesù" (Romani 8:1). Sostenere l'idea del purgatorio significa dunque
mettere in dubbio che Cristo sulla croce abbia potuto espiare completamente
i peccati del mondo.
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