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Religione o fede?Introduzione Lo scambio tra fede e religione o tra cristianesimo e fede, è un equivoco ampiamente diffuso di cui la Bibbia ne parla ampiamente. Nella parabola del figliolo prodigo ne troviamo un esempio concreto. Testo: Luca 15,11-32 la parabola del figlio prodigo In questo testo spesso ci si concentra sul figliolo prodigo, cioè sul fratello più giovane, minore.
Il fratello maggiore Ma c'era anche l'altro figlio, il figlio maggiore che non era andato via di casa. In realtà la figura più tragica di questa storia è proprio il figlio maggiore, perché nonostante che era rimasto sempre a casa con il padre stava per perdersi. Questo si può notare dalla reazione che egli ha avuto nei confronti del padre. Nell'accusa del figlio maggiore contro il padre, rispecchiano le tipiche caratteristiche della religione. L'argomentazione Nell'argomento del figlio maggiore rispecchiano le caratteristiche di un cristianesimo religioso. Ci sono tre principi di cui l'uomo cerca di fondare la sua relazione con Dio, che in realtà è destinata ha fallire. I tre principi:
Un cristianesimo basato sulla prestazione Ecco, da tanti anni ti servo ! (ver. 29). Questa affermazione o rimprovero da parte del figlio maggiore, indica o mette in risalto la sua prestazione. Egli era un uomo diligente, abile e pieno di zelo. Lo possiamo notare dal fatto che Egli era nei campi quando incominciò la festa (ver. 25). Il figlio maggiore definiva il suo rapporto con il padre dalla sua prestazione: ti servo da tanti anni! Ci sono delle persone che in continuazione cercano di guadagnarsi la relazione con gli altri. Si vogliono guadagnare l'amicizia e l'effetto degli altri con la loro prestazione. Ma in realtà cosa pensi di un amico o del partner che ci accetta e ci ama a motivo delle nostre prestazioni? Cosa pensi di un amico, che s'interessa ti te solo perché gli fai dei favori? (esempio). Sposeresti una persona, solo perché è interessato alla tua buona cucina e ad altre cose invece che a te? Io penso che nessuno di noi prende in considerazione una relazione che si basa solo sulla prestazione. Una cosa del genere potremmo definirla solo una relazione d'affari e nient'altro. Dove fede e lavoro vengono eguagliate, la fede non è più un piacere, una gioia, ma un peso. Ha questo punto il cristianesimo diventa religione, perché la religione si basa sulla prestazione dell'uomo nei confronti di Dio. Da cosa è influenzata la nostra relazione con Dio? Dalla forte pressione di prestazione della religione o dalla fede? È stato constatato che i collaboratori più diligenti e fiduciosi, inevitabilmente non sono i cristiani più appassionati ed allegri, ma talvolta sono i portatori di prestazione, gli accaniti, gli amareggiati, perché hanno la sensazione di doversi guadagnare la relazione con Dio. Sotto questo aspetto la fede diventa prestazione: La preghiera, la lettura della Bibbia, le riunioni comunitarie, non sono più un piacere, una gioia, ma un dovere, un peso. Un cristianesimo basato sulla moralità non ho mai trasgredito un tuo comando Questa seconda affermazione o rimprovero da parte del figlio maggiore mette in risalto l'orgoglio dell'uomo. Si tratta di un'autostima molto presuntuosa (=> il giovane ricco: Marco 10,17-23). Spesso volte la fede viene definita come l'osservanza di alcune prescrizioni e clausole. Ma chi fonda la sua relazione con Dio sull'osservanza di una scale etica più o meno giusta, confida nella sua propria forza morale e non in Dio. Questa è legalismo, fariseismo (Gesetzlichkeit). Un tale atteggiamento condanna involontariamente tutti gli uomini che non vivono disciplinatamente e correttamente secondo quella scala etica o forma che ha noi sembra essere giusta. Nella conversazione con il padre, il figlio maggiore descrive con piena presunzione e superbia il figlio più giovane con le seguenti parole: Questo, che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute (ver. 30). Viene manifestato un disprezzo nei riguardi del fratello minore. Dove la morale diventa il principio della fede, il disprezzo è un segno, di un cristianesimo religioso. La fede in Gesù Cristo si basa sull'amore e sul perdono. Naturalmente i fedeli sono chiamati ha rispettare e ha mettere in pratica i comandamenti di Dio, specialmente nel lato etico. Ma la nostra relazione con Dio non dipende dal livello di santificazione che abbiamo raggiunto o di quanto siamo religiosi, ma tramite il perdono dei peccati. Un cristianesimo basato sulla rinuncia a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici (ver.29). La terza amareggiata protesta del figlio maggiore consiste nell'indicare le sue rinunce. È impressionante che una persona così amareggiata possa avere degli amici con cui festeggiare. In fin di conto egli non ha festeggiato, ma perché no? Non perché gli sarebbe mancata la voglia, ma solo perché era frustrato. Ha quanto sembra il figlio maggiore non aveva pretese troppo alte. Egli ha rinunciato consapevolmente alla realizzazione di questo desiderio perché pensava che questo non si addice ad un figlio. Secondo la sua opinione un tale piacere era inconciliabile, incompatibile con la sua posizione che aveva nella casa del padre. Molte persone ed anche i cristiani definiscono l'essere cristiani elencando le cose che non fanno. Rifiuto e sobrietà di fronte a definite faccende è ovviamente una caratteristica della fede in Gesù Cristo. Ma chi riduce l'essere cristiano sulla rinuncia, sul dire no, sull'imbarazzo, sul reprimere, costui ha una falsa immagine della viva relazione con il nostro Dio. Che shock! Adesso arriva a casa questo asceta, miscredente e nota che suo padre è molto più generoso di quanto egli pensasse. A lui non aveva mai dato un capretto, e adesso sta, ha guardare come suo padre fa ammazzare il vitello ingrassato per suo fratello che è un nulla di buono, che ha sperperato tutto quello che aveva ricevuto con le prostitute. Che contrasto! Chi ritiene in riguardo alla propria persona di dover rinunciare ad alcune cose, di regola non condivide, non accetta la gioia che gli altri hanno nelle cose di cui egli stesso si è privato: per lui ai ammazzato il vitello ingrassato . Era invidioso! Quanti cristiani nati di nuovo oggi giorno pensano di dover rinunciare a diverse cose o non riescono a vivere in quella libertà che Dio ci ha dato in Gesù Cristo. E nello stesso tempo non riescono ad accettare a rallegrarsi con coloro e per coloro che vivono e si rallegrano nella libertà che Dio ci ha dato. Si è invidiosi. Quando tutto quello che si svolge diventa un dovere e lo si fa senza gioia, senza dedicazione e senza amore, allora è solo religione e nient'altro! In ogni caso in questa scena il figlio maggiore si sentiva sfavorito. E questo rispecchia la posizione di diversi cristiani. Perché si sentono trattati ingiustamente, perché la loro devozione viene troppo poco onorata in confronto ad altri. Qual è la tua posizione? Risultato: Infelicità Dobbiamo chiederci, dove ci porta un tale atteggiamento? Sicuramente nell'infelicità! Se il cristianesimo viene vissuto nella maniera del figlio maggiore, si ha certamente uno stile di vita moralmente buono e modesto, ma viene ha mancare l'entusiasmo, la gioia. Questo ci porta in depressione, ci guasta la relazione con Dio! Lo possiamo vedere dalla brusca reazione del figlio maggiore. egli si adirò e non volle entrare (ver. 28a). È sorprendente vedere come il figlio bravo e ubbidiente s'irrita e si ribella contro suo padre. Tutto ad un tratto si manifesta la sua aggressione. Questo avviene quando si cerca di vivere una vita religiosa, basata su le proprie forze e capacità. Perché, prima o poi, viene fuori quello che si ha veramente dentro, in questo caso: amarezza e ira. Egli non volle entrare Quando la fede si basa solo sulle opere e sulle prestazioni, il tutto diventa pesante e stressante. Non si ha più nostalgia di Gesù, della comunità e dei fratelli. Non si vuole entrare in questa bellissima comunione, ma ci si mette da parte e s'isola. Ma la cosa più bella la troviamo nella seconda parte del verso: allora suo padre uscì o lo pregava di entrare (ver. 28b). Dio non lascia i sui figli sconsolati, amareggiati, irritati e tristi, alla deriva. Non desidera che i suoi figli siano degli spettatori di una festa gioiosa, ma che prendo parte nella sua gioia. Così il padre non è andato solo incontro al figlio minore quando torno a casa, ma egli uscì ed andò anche incontro al figlio maggiore, che con la sua caparbietà se ne stava davanti alla porta. Essere cristiani con gioia Nella situazione del figlio maggiore spesso volte avviene l'incontrario. Specialmente quando si vive un cristianesimo sotto pressione, sotto meritocrazia. Si arriva al punto che non si hanno più le forze e si rimane delusi alla prima occasione che secondo noi ci sembra di essere stati sfavoriti. In questo caso: si incomincia ad essere pigri, si incomincia a perdere la gioia e la pace. Ma nella risposta del padre, Dio ci mostra la vera natura, il vero contenuto della fede biblica. lo invita ad entrare. Dio ci invita ad entrare nella comunione e nella sua gioia. Essere cristiani vuol dire, vivere in comunione con Dio. La prima risposta di Dio sulla veduta sbagliata riguardo alla fede è: Figliolo, tu sei sempre con me (ver. 31). La natura del cristianesimo o della fede, non consiste sulle prestazioni, nell'adempimento dei doveri o nel lavoro rigoroso, ma nella comunione con Dio. Naturalmente dobbiamo servire Dio e fare quello che Egli ci comanda, ma chi ha basato il suo cammino cristiano sull'adempimento di doveri e obblighi religiosi, prima o poi ogni servizio gli diventa una tortura. Quando viene ha mancare comunione con Dio, avvengono due cose: Non si serve più Dio e gli altri come si deve o come ci viene richiesto dalla Parola di Dio. Il servizio che si svolge attualmente, ci porta alla frustrazione e al fallimento. Nostro Padre celeste desidera una diretta comunione con noi. Ed è proprio in questo che il figlio maggiore è venuto ha mancare, e questo viene messo chiaramente in risalto nel ver. 31. Mentre il figlio maggiore ritornava dei campi ed udì la musica e le danze, come figlio non chiese direttamente al Padre quello che stava accadendo, ma nel testo leggiamo che: Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse (ver. 26). Invece di cercare l'incontro con il Padre, si è informato sull'accaduto attraverso altre vie. (cosa fanno ancora oggi molti cosi detti cristiani)? Se io preferisco parlare più volentieri con il servo invece che con il Padre, allora questo è un segno di mancanza di fiducia e di apertura verso il Padre. Come è il nostro rapporto con Dio? Cerchiamo un contatto tramite terze persone? Cerchiamo informazioni di seconda mano? Ho cerchiamo direttamente la faccia di Dio? In primo luogo Dio non ci ha chiamati per lavorare, ma per avere comunione con Lui. Nella lettera ai Corinzi leggiamo: Fedele è Dio dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo (1Corinzi 1,9). Ha questa comunione siamo stati chiamati, tutto il resto viene automaticamente, scaturisce dalla profonda comunione che si ha con il Padre, il Figliolo e lo Spirito Santo. Dopo di che tutto quello che ci viene richiesto, non lo si fa forzatamente, con amarezza, con frustrazione, ma con gioia, con amore e dedicazione. Essere cristiani vuol dire, vivere con i doni di Dio il figlio maggiore aveva evidenziato la sua modestia. Ed il padre li fa comprendere che la sua rinuncia era completamente inutile. Perché Egli gli risponde con questa frase: ogni cosa mia è tua (ver. 31b). Il cristianesimo non è fatto di rinunce, ma è pieno di vita, offre una vita esuberante, dobbiamo rinunciare solo al peccato. Nella Bibbia leggiamo: Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia . Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (Giovanni 1,16; 10,10). Con le parole: ogni cosa mia è tua, Dio ci mette ha disposizione tutte le cose che Egli ha! Questa è una qualità di vita indescrivibile. Questa qualità di vita viene limitata solo dalla limitazione che c'imponiamo noi stessi. Viviamo sotto le nostre circostanze e non ci accorgiamo delle possibilità che abbiamo. Non ci concediamo neppure un capretto, sebbene Dio è pronto di far uccidere il vitello ingrassato per noi. Spesso volte i cristiano si lasciano trasportare dagli elementi del mondo. Si lasciano imporre delle prescrizioni secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini (=> Colossesi 2,20-23). Dio non da nessuna importanza sulle rinunce insensate che ci vengono offerte dalla gioia di questo mondo. Perché Dio non è uno spilorcio, ma un donatore generoso di buone cose. Se noi non riceviamo, la colpa non è di Dio, è perché non le chiediamo, oppure come dice Giacomo: domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri (Giacomo 4,3). Quando si è liberi e disinvolti come un bambino, si può chieder ogni cosa al Padre, perché sta scritto: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa (Matteo 7,7-8). Probabilmente il figlio maggiore, colui che era sempre stato nella casa del Padre, non ha mai chiesto qualcosa, neppure un capretto, altrimenti il Padre gliela avrebbe dato. Essere cristiani vuol dire: vivere nella grazia Il figlio maggiore aveva tentato di esigere il suo diritto di figlio, con l'argomento: non ho mai trasgredito un tuo comando (ver. 29). Dio ci fa capire chiaramente che la figliolanza non dipende dalle prestazioni o dalle rinunce umane, ma dalla compassione e dalla misericordia del Padre. E lo esprime nelle parole che si riferiscono al figlio minore: ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato (ver. 32). Penso che questo sia chiaro, che non c'è nessun elemento umano che ci possa fare entrare in comunione con Dio Padre. Il figlio perduto aveva perso tutto, si era giocato tutto, e non aveva più nulla da presentare davanti al Padre. È solo per grazia che l'uomo riceve la vita eterna, solo per grazia entrare ha far parte della famiglia di Dio, è il dono di Dio verso noi peccatori (=> Romani 6,23). Se penso di ottenere la figliolanza o penso di entrare a far parte della famiglia di Dio, perché rispetto e metto in pratica alcuni concetti o prescrizioni, mi trovo sulla via della religione e non sulla via della fede. Il figlio maggiore viveva in questo equivoco! Il figlio maggiore riteneva che in base al suo senso di dovere, in base alla sua modestia e alla sua disciplina morale, fosse il beniamino di papà. Voglio essere un po' cattivello: Il figlio che era andato via di casa e che si trovava in mezzo ai porci, era molto più vicino al padre del fratello maggiore fra i campi. È grazia e nient'altro che grazia! Il figlio perduto implorò grazia e perdono, non ha chiesto né merito, né diritto. La fede non è un merito, ma un dono. La fede ci porta a riconoscere ed ha lasciare l'orgoglio, affinché tutto quello che si riceve, non sia per merito, ma un dono di Dio in Cristo Gesù! Conclusione ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato . Entra ha far parte della gioia del Signore. Non restare davanti alla porta, mentre gli altri si rallegrano fanno festa con il Padre. Entra con fede e gioisci nel Signore! Infine questa parabola lascia in sospesa la decisione del figlio maggiore, ma tu che posizione prendi? Sebastiano Nico |