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Il Signore disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; o farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Abramo partì, come il Signore gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran. (Genesi 12:1-4)
Quando Abramo ricevette la chiamata del Signore non era più un giovane sprovveduto facilmente condizionabile, ma era un uomo maturo, forte e consapevole. La chiamata del Signore richiedeva una fede cieca, in quanto Abramo dovette scegliere se restare al suo paese (con i parenti, gli amici, le proprietà e i progetti che aveva preparato per il futuro) oppure affrontare un lungo viaggio verso un luogo che non conosceva e nel quale avrebbe dovuto ricominciare tutto da capo. Quel che conta è che Abramo pur non sapendo dove andava, sapeva benissimo con chi andava. Questo perché lui sapeva già quello che parecchi anni dopo avrebbe scoperto anche il suo nipote Giacobbe, cioè che Dio è fedele e quando noi ci abbandoniamo a Lui possiamo essere sicuri di avere comunque la Sua protezione: "Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto" (Genesi 28:15). L'atteggiamento contrario a quello di Abramo lo si può invece trovare nei protagonisti della parabola del gran convito (Luca 14:15-24), i quali anziché seguire il Signore preferirono mettere al primo posto i propri interessi personali (per il primo era il terreno, per il secondo erano i buoi mentre l'ultimo parlava della moglie). Al termine della parabola si vede come la loro scelta di privilegiare le cose materiali si rivelò sciagurata in quanto così facendo si privarono del grande dono di stare alla presenza del Signore: "Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati, assaggerà la mia cena" (Luca 14:24). La fede di Abramo è sempre più rara in questi tempi, anche
perché si è sempre più portati a cercare di programmare
tutto della nostra vita fino ai minimi dettagli e qualsiasi rischio o
salto nel vuoto appare inaccettabile. Come dimostra Abramo la fede sa anche essere paziente visto che nella sua vita dovette più volte aspettare molti anni prima di vedere l'adempimento delle promesse, così come descritto nel discorso finale di Stefano: "Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abraamo, nostro padre, mentr'egli era in Mesopotamia, prima che si stabilisse in Carran, e gli disse: "Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e va' nel paese che io ti mostrerò". Allora egli lasciò il paese dei Caldei, e andò ad abitare in Carran; e di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, che ora voi abitate. In esso però non gli diede in proprietà neppure un palmo di terra, ma gli promise di darla in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, quando egli non aveva ancora nessun figlio" (Atti 7:2-5). La nostra epoca del "tutto e subito" ci rende spesso impazienti e incapaci di saper attendere con fiducia l'adempimento dei piani di Dio. Solo però camminando con lo sguardo sempre rivolto all'eternità potremo gustare meglio anche il presente.
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