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Allora Dio disse a Noè: «Nei miei decreti, la fine di ogni essere
vivente è giunta poiché la terra, a causa degli uomini, è piena di violenza;
ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. Fatti un'arca di legno
di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece di dentro e di fuori. Ecco
come la dovrai fare: la lunghezza dell'arca sarà di trecento cubiti, la
larghezza di cinquanta cubiti e l'altezza di trenta cubiti. Farai all'arca
una finestra, in alto, e le darai la dimensione d'un cubito; metterai
la porta da un lato, e farai l'arca a tre piani: uno da basso, un secondo
e un terzo piano. Ecco, io sto per far venire il diluvio delle acque sulla
terra, per distruggere sotto il cielo ogni essere in cui è alito di vita;
tutto quello che è sulla terra perirà. Ma io stabilirò il mio patto con
te; tu entrerai nell'arca: tu e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei
tuoi figli con te. Di tutto ciò che vive, di ogni essere vivente, fanne
entrare nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te;
e siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo le loro specie, del bestiame
secondo le sue specie e di tutti i rettili della terra secondo le loro
specie, due di ogni specie verranno a te, perché tu li conservi in vita.
Tu prenditi ogni sorta di cibo che si mangia e fattene provvista, perché
serva di nutrimento a te e a loro». Noè fece così; fece tutto quello che
Dio gli aveva comandato. (Genesi 6:13-22)
Nei Vangeli troviamo dei dettagli riguardanti il diluvio che non si trovano nel libro della Genesi. Dalle parole di Gesù appare chiaro come in quel periodo il messaggio di salvezza che Noè offriva fu totalmente ignorato: "Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s'andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell'uomo" (Matteo 24:37-39). Ai giorni nostri possiamo dire che viviamo in paesi che si dichiarano
cristiani e nei quali vi è la libertà di culto, eppure a
ben vedere ancora oggi come allora esiste lo stesso spirito d'incredulità
e di derisione del messaggio divino. Infatti si può facilmente
riscontrare che fintanto si parla genericamente di religione si è
ancora tollerati, ma non appena si accenna al bisogno di una decisione
personale nel seguire Gesù Cristo (e non una denominazione) allora
in molti casi si viene considerati come dei fanatici o dei creduloni. Noè passò parecchi decenni (qualcuno dice addirittura 120 anni) a costruire l'arca, la quale stando alle misure della Bibbia aveva la capacità di contenere tante tonnellate quanto 522 vagoni merci a due piani di un treno ed è quindi immaginabile che in tutti quegli anni più volte abbia sentito persone che lo scoraggiavano ad andare avanti con quel lavoro. Eseguire la volontà di Dio comporta anche il pericolo di essere considerati dei pazzi e la forza della fede si misura anche dalla capacità di resistenza alle derisioni del mondo. L'orgoglio umano non è disposto a farsi oltraggiare, ma il coraggio che proviene da Dio è più forte di tutti gli oltraggi e ci porta a realizzare il piano che Dio ha preparato per noi: "anzi, dopo aver prima sofferto e subìto oltraggi, come sapete, a Filippi, trovammo il coraggio nel nostro Dio, per annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte" (1Tessalonicesi 2:2). Noè aveva in quel momento una sola missione nella vita: costruire l'arca perché così gli era stato ordinato da Dio e nulla e nessuno potevano farlo desistere dal raggiungimento di questo scopo. Purtroppo non sempre in noi vi è la stessa determinazione nell'eseguire la volontà di Dio per cui alla fine molto spesso la paura del giudizio degli altri prende il sopravvento. L'esempio di Noè ci dimostra però che se perseveriamo fino alla fine le parole di scherno degli uomini verranno rimpiazzate dall'elogio che il Signore ci riserverà per essergli stati fedeli: "Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con tutta la tua famiglia, perché ho visto che sei giusto davanti a me, in questa generazione" (Genesi 7:1).
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