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Per fede Enoc fu rapito
perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva
portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza
di essere stato gradito a Dio. Or senza fede è impossibile piacergli;
poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa
tutti quelli che lo cercano. (Ebrei 11:5-6) Enoc visse sessantacinque anni e generò Metusela. Enoc, dopo aver generato Metusela, camminò con Dio trecento anni e generò figli e figlie. Tutto il tempo che Enoc visse fu di trecentosessantacinque anni. Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese. (Genesi 5:21-24)
Enoc ed Elia furono gli unici uomini citati nella Bibbia a non aver gustato la morte ed esistono a tal proposito alcune correnti di pensiero che ritengono che proprio loro saranno i due profeti mandati sulla terra negli ultimi tempi a precedere il ritorno del Signore, così come descritto nel capitolo 11 dell'Apocalisse. In ogni caso Enoc è la dimostrazione vivente che il Signore non si dimentica mai di noi e che un giorno potremo raccogliere i frutti del nostro impegno al servizio di Dio: "Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore" (1Corinzi 15:58). Magari gli altri uomini non noteranno e apprezzeranno il nostro impegno nel servire il Signore, ma ciò che più conta è che il Signore stesso vede tutto ciò che facciamo per Lui e al momento opportuno ci ricompenserà anche per quelle opere minime fatte in segreto: "E chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, io vi dico in verità che non perderà affatto il suo premio" (Matteo 10:42). La fede non solo può essere ignorata dagli altri uomini ma addirittura in molti casi può essere perseguitata, come per esempio avvenne nel precedente esempio citato dall'autore dell'epistola agli Ebrei, cioè quello di Abele, il quale pur essendo un uomo giusto subì il destino atroce di essere ucciso per mano di suo fratello. Infatti, contrariamente a quanto viene insegnato da alcuni movimenti nati negli ultimi anni, il premio della fede non consiste nell'avere una vita senza prove e dolori, ma nella certezza che in qualsiasi circostanza ci troviamo il Signore sarà sempre al nostro fianco e ci aiuterà a superare qualsiasi prova. Del resto, Gesù prima di salire al cielo ha fatto una promessa a tutti noi: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente" (Matteo 28:20). L'errore che molti inconsciamente fanno è quello di considerare
la nostra morte terrena come la fine della nostra esistenza, dimenticando
che in realtà la nostra vita sulla terra costituisce una parte
infinitesimale rispetto all'eternità che ci attende. Certo, se
dopo la morte non vi fosse più nulla, allora si potrebbe accusare
il Signore di avere fatto le cose ingiustamente, dal momento che vi sono
malvagi che hanno speso la loro vita nella prosperità materiale
e nel contempo uomini giusti che hanno vissuto nelle persecuzioni. Invece Paolo ci incoraggia a vivere avendo sempre ben presente l'eternità che ci attenderà e proprio le promesse del Signore dovrebbero costituire uno stimolo a non abbatterci davanti alle difficoltà: "Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini" (1 Corinzi 15:19). La nostra ambizione come credenti dovrebbe essere quella di sentire alla fine del nostro percorso sulla terra quella frase che Gesù pronunciò nella parabola dei talenti nei confronti del servitore fedele: "Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore" (Matteo 25:21).
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