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In quel tempo nacque Mosè, che era bello agli occhi di Dio; egli fu nutrito per tre mesi in casa di suo padre; e, quando fu abbandonato, la figlia del faraone lo raccolse e lo allevò come figlio. Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani e divenne potente in parole e opere. Ma quando raggiunse l'età di quarant'anni, gli venne in animo di andare a visitare i suoi fratelli, i figli di Israele. Vedendo che uno di loro era maltrattato, ne prese le difese e vendicò l'oppresso, colpendo a morte l'Egiziano. Or egli pensava che i suoi fratelli avrebbero capito che Dio voleva salvarli per mano di lui; ma essi non compresero. Il giorno seguente si presentò a loro, mentre litigavano, e cercava di riconciliarli, dicendo: "Uomini, voi siete fratelli; perché vi fate torto a vicenda?" Ma quello che faceva torto al suo prossimo lo respinse, dicendo: "Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi? Vuoi uccidere me come ieri uccidesti l'Egiziano?" A queste parole Mosè fuggì, e andò a vivere come straniero nel paese di Madian, dove ebbe due figli. (Atti 7:20-29)
All'età di quarant'anni Mosé doveva essere considerato
certamente come una persona nata con la camicia. Pur appartenendo ad un
popolo perseguitato, fu cresciuto nella ricchezza dell'Egitto; era potente,
rispettato e istruito e davanti a sé lo attendeva un futuro glorioso.
Eppure Mosé ad un certo punto lasciò tutto ciò che aveva per andare a vivere nel deserto, perché il legame con il suo popolo e i principi divini che ricevette da bambino erano più forti delle ricchezze materiali che avrebbe avuto a portata di mano restando in Egitto. Ai giorni nostri la società propone dei modelli tutti improntati
sulla ricchezza, il successo personale, l'aspetto fisico, mentre i valori
cristiani come l'amore per Dio e per il prossimo, la bontà, la
mansuetudine, l'umiltà, ecc... vengono quasi del tutto ignorati. Anche Paolo per amore di Cristo non esitò a passare dal ruolo di persecutore a quello di perseguitato, ma il modello perfetto da seguire rimane comunque quello di Gesù Cristo: "Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce" (Filippesi 2:5-8). Spesso nella vita ci si trova davanti ad un bivio nel quale siamo chiamati
a scegliere se ascoltare il nostro io che cerca il proprio piacere oppure
seguire la via stretta indicataci da Gesù Cristo: "Stretta
invece è la porta, ed angusta la via che mena alla vita! e pochi sono
quelli che la trovano" (Matteo 7:14). La nostra carnalità ci fa credere che il vero successo nella vita sia avere potere o un alto incarico sul posto di lavoro, dimenticando però che il giorno in cui decidemmo di accettare Cristo nella nostra vita ricevemmo una carica che supera quella di re o imperatore: "Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui" (1Giovanni 3:1) Pertanto seguendo l'esempio di Mosé dobbiamo essere consapevoli che le ricchezze che contano veramente e che possono davvero renderci felici sono quelle spirituali che il Signore provvede a tutti quelli che le cercano: "Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi" (Romani 12:16), "Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano" (Matteo 7:11).
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