La fede che ci mostra i piani di Dio

Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future. Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e adorò appoggiandosi in cima al suo bastone. Per fede Giuseppe, quando stava per morire, fece menzione dell'esodo dei figli d'Israele e diede disposizioni circa le sue ossa. (Ebrei 11:20-22)

Israele guardò i figli di Giuseppe e disse: «Questi, chi sono?» Giuseppe rispose a suo padre: «Sono i miei figli, che Dio mi ha dati qui». Ed egli disse: «Ti prego, falli avvicinare a me e io li benedirò». Gli occhi d'Israele erano annebbiati per l'età e non ci vedeva più. Giuseppe li fece avvicinare a lui ed egli li baciò e li abbracciò. Poi Giuseppe li prese tutti e due: Efraim alla sua destra, alla sinistra d'Israele, e Manasse alla sua sinistra, alla destra d'Israele, e li fece avvicinare a lui. E Israele stese la sua mano destra e la posò sul capo di Efraim, che era il più giovane, e posò la sua mano sinistra sul capo di Manasse, incrociando le mani; perché Manasse era il primogenito. Benedisse Giuseppe e disse: «Il Dio alla cui presenza camminarono i miei padri Abraamo e Isacco, il Dio che è stato il mio pastore da quando esisto fino a questo giorno, l'angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi ragazzi! Siano chiamati con il mio nome, con il nome dei miei padri, Abraamo e Isacco, e si moltiplichino abbondantemente sulla terra!» Quando Giuseppe vide che suo padre posava la mano destra sul capo di Efraim, ne ebbe dispiacere e prese la mano di suo padre per levarla dal capo di Efraim e metterla sul capo di Manasse. Giuseppe disse a suo padre: «Non così, padre mio, perché questo è il primogenito; metti la tua mano destra sul suo capo». Ma suo padre rifiutò e disse: «Lo so, figlio mio, lo so; anch'egli diventerà un popolo; anch'egli sarà grande; nondimeno il suo fratello più giovane sarà più grande di lui e la sua discendenza diventerà una moltitudine di nazioni». In quel giorno li benedisse, dicendo: «Di te si servirà Israele per benedire, e dirà: "Dio ti faccia simile a Efraim e a Manasse!"» E mise Efraim prima di Manasse. Poi Israele disse a Giuseppe: «Ecco, io muoio; ma Dio sarà con voi e vi farà ritornare nel paese dei vostri padri. Io ti do una parte di più che ai tuoi fratelli: quella che conquistai dalle mani degli Amorei, con la mia spada e con il mio arco. (Genesi 48:10-22)



Isacco, Giacobbe e Giuseppe erano entrambi in punto di morte quando benedissero e profetizzarono riguardo al futuro dei loro figli.
Generalmente quando si è al termine della vita ci si limita a guardarsi indietro e a fare dei bilanci su ciò che è stato, ma gli occhi della fede invece guardano sempre avanti e ci mostrano nuove visioni per il futuro: "Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio" (Luca 9:62).

Una fede ancorata al passato è destinata ad inaridirsi ed è per questo che se siamo veramente in comunione col Signore e desideriamo servirlo, Egli ci darà sempre nuove sfide e nuove visioni per poter mettere in pratica la nostra fede.

La nostra natura umana può indurci a seguire dei piani che possono sembrarci buoni e giusti, ma che in realtà non sono in linea con quanto preparato da Dio per noi.
Giuseppe, per esempio, aveva un progetto diverso per i suoi figli perché seguendo la logica umana Manasse avrebbe dovuto precedere Efraim, ma Giacobbe in quel momento seppe farsi guidare dallo Spirito di Dio che dà il discernimento per fare le scelte più giuste.

Perciò quando vediamo cadere i nostri progetti umani anziché sentirci delusi dovremmo ringraziare il Signore, il quale senza che noi lo sappiamo probabilmente sta preparando qualcosa di meglio per noi: "Infatti io so i pensieri che medito per voi», dice il Signore: «pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza" (Geremia 29:11).

Sapendo che il Signore conosce ogni cosa del passato, presente e futuro e che nel contempo Egli desidera il meglio per noi, l'unica cosa che ci resta da fare è cercare sempre di avere quella fede che tiene aperti gli occhi e le orecchie per essere pronti a mettere in pratica ciò che Lui ha già preparato per noi: "infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo" (Efesini 2:10).

Non possiamo conoscere per filo e per segno quale sarà il nostro domani, ma in compenso abbiamo la possibilità di chiedere a Dio che ci renda pronti e preparati ad affrontare ciò che avverrà: "Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo" (Luca 21:36).

La fede che guarda indietro spinge alla pigrizia, allo scoraggiamento e sicuramente anche il servizio spirituale offerto al Signore diventerà sempre più una routine.
Invece quando si guarda sempre avanti anche la morte viene vista come un traguardo da raggiungere con fiducia: "Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione" (2Timoteo 4:7-8).